Addome tonico: qual è l’intervento più indicato?

Addome tonico: qual è l’intervento più indicato?

Addome tonico: qual è l’intervento più indicato?

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Quello di apparire in forma, con un corpo snello e tonico è sostanzialmente uno dei desideri più frequenti non solo delle donne, ma anche degli uomini.

Chi per una ragione, chi per un’altra infatti, molti non sono soddisfatti dell’immagine che rimanda lo specchio e tra le parti più autocriticate c’è proprio l’addome.

Le donne si perdonano dei fianchi morbidi, una linea un po’ appesantita, ma la pancia proprio no. I pantaloni tirano, le maglie fanno difetto, gli abiti segnano: inutile avere gambe da gazzella se il ventre è gonfio.

Per un’italiana su due (secondo un’indagine di Astra Ricerche su 1.245 donne), la pancetta è una vera ossessione: il 54% delle intervistate dichiara di considerarlo il cruccio estetico più difficile da sopportare, seguito a grande distanza dalle gambe (38%).

Più ossessione che cruccio dal momento che l’aspirazione di un ventre piatto secondo lo studio inciderebbe anche sul benessere psicologico (83%), sulla qualità della vita (67%) e sulla serenità personale (58%).

Scultori di ogni epoca, da Michelangelo a Canova a Bernini, rappresentarono torsi celebri la cui turgida muscolatura esaltava la plasmabilità del corpo nelle sue forme e nella sua armonia.

Il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, si ispira spesso all’arte quando descrive un suo intervento e ricorda i tratti delle pitture e delle sculture, sostenendo la grande importanza delle proporzioni, annoverando nella sua filosofia la frase epica di Michelangelo che diceva: “Tu vedi un blocco, pensa all’immagine: l’immagine è dentro, basta soltanto spogliarla ”.

Pubblicato su iltorinese.it | martedì 16 ottobre 2018 – su targatocn.it, torinoggi.it e lavocedialba.it | mercoledì 17 ottobre 2018

Delicata appartenenza la sua ad una sensibilità elegante e attenta, capace di estrapolare dall’insieme delle proporzioni l’essenza della reale bellezza. La tonicità del proprio corpo è diventata una necessità personale che spesso, quando lontana dal nostro ideale, ci porta a disapprovare la nostra figura e a nasconderla con vergogna.

E’ importante cercare di supportare i tessuti dell’addome, apportando a questi la cura indispensabile capace di sostenerne il volume e l’armonia, ma è ancor più necessario saper distinguere innanzitutto quale sia il reale problema esistente. “L’addome è una parte del corpo difficile da modellare – spiega il Dott. Spaziante – poiché richiede uno sforzo e cure costanti per riuscire a combatterne la flaccidità e a conservarne la tonicità nel tempo“.

La mancanza di esercizio fisico e una dieta disordinata, troppo ricca di zuccheri, sono le cause principali di uno stato di ipotonia e di accumulo di grasso addominale. “Spesso le persone lamentano presenza di adipe localizzato, ma altrettanto spesso riferiscono uno stato di gonfiore addominale che potrebbe essere correlato a problemi di natura diversa, pertanto è indispensabile la valutazione di ogni singolo caso da parte del giusto professionista ” – afferma il Chirurgo.

Saper discriminare un ventre atono da un ventre con accumuli adiposi è fondamentale. Spesso infatti i “rotolini “, tanto odiati dalle donne quanto dagli uomini, non rispecchiano accumuli adiposi, ma una lassità cutanea che richiede un tipo di intervento risolutivo diverso.

Una tecnica chirurgica di rimodellamento dell’addome che può portare a ritrovare una buona tonicità è l’addominoplastica. L’intervento di addominoplastica consiste nella rimozione della cute e del tessuto adiposo in eccesso nella parte centrale e bassa dell’addome, al di sotto dell’ombelico, al fine di tendere la parete addominale e risistemare la parete muscolare.

Questo tipo di intervento è indicato per un addome prominente e ptosico (pancia a grembiule), con presenza o meno di evidente diastasi (separazione) dei muscoli retti dell’addome. Viene effettuato in anestesia generale, cioè a paziente completamente addormentato, ed ha una durata di circa 3-4 ore.

Generalmente sono necessarie due incisioni: una nella porzione bassa dell’addome appena sopra la linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente, mentre la seconda è di forma circolare intorno all’ombelico. Quest’ultima verrà effettuata solo se sarà necessario riposizionarlo più in alto per conferire un aspetto naturale.

Durante il corso dell’intervento la cute ed il tessuto adiposo sottocutaneo verranno scollati e sollevati dai piani sottostanti e, se necessario, si accosteranno i muscoli retti dell’addome, asportando quindi l’eccesso di cute e di grasso.

Due piccoli tubicini di drenaggio morbidi verranno inseriti in prossimità della ferita al fine di raccogliere il sangue ed il siero che eventualmente potrebbe accumularsi. Tali drenaggi verranno poi rimossi senza alcun dolore alle prime medicazioni.

 

Dopo l’intervento i pazienti dovranno rimanere a riposo per almeno 48 ore. Il dolore generalmente è controllabile con i comuni farmaci analgesici.

Dopo l’intervento sarà sempre presente una perdita di sensibilità temporanea nella parte inferiore dell’addome che scompare dopo alcuni mesi.

Il benessere psicofisico di una persona nasce da un delicato equilibrio che va ben oltre l’essere in salute dal punto di vista clinico.

L’accettazione del proprio aspetto fisico e il conseguimento di un’immagine esteriore che non sia in contrasto con l’interiorità di una persona, sono obiettivi raggiungibili attraverso un rigoroso lavoro su sè stessi e attraverso uno stile di vita sano supportato da tutto ciò che intervenendo può far ritrovare una serenità persa.

“Un bravo chirurgo plastico – conclude il Dott. Spaziante – sarà colui che dopo aver ascoltato molto attentamente il suo paziente si interrogherà sull’impatto che l’intervento avrà non solo sul corpo ma soprattutto sull’emotività e sulla psiche della persona e dovrà essere in grado di far conciliare il desiderio di cambiamento del suo paziente con la necessità di ottenere un risultato del tutto reale e naturale, senza il minimo stravolgimento“.

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La pelle: un organo da trattare con cura

La pelle: un organo da trattare con cura

La pelle: un organo da trattare con cura

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David Le Breton, Professore presso l’Università Marc Bloch di Strasburgo e autore di numerosi saggi sull’antropologia del corpo, descrive la pelle come un sottile foglio di tessuto che avvolge il corpo, un organo piuttosto semplice, ma che dal punto di vista sociale e psicologico, diventa invece un organo altamente complesso: “…è un confine tra il mondo esterno e quello interno, tra l’ambiente e il proprio sé”.  La pelle è il mezzo con cui comunichiamo con chi ci sta vicino e attraverso essa riceviamo contatti ed emozioni dal mondo che ci circonda. E’ per noi un segno indelebile del nostro benessere fisico e psicologico e insieme filtro e barriera rispetto a ciò che desideriamo o che respingiamo.

La pelle è un organo che sovrintende al buon funzionamento del nostro intero organismo con una funzione importante quanto quella degli organi interni. Si tratta infatti di una funzione emuntoria secondaria, essenziale per l’eliminazione delle sostanze di rifiuto, che accumulandosi provocherebbero stati tossici, che interviene quando gli organi emuntori primari (fegato e reni) siano stati sovraccaricati e sovraffaticati.

La nostra pelle per essere sana e luminosa e diventare espressione del nostro benessere va quindi nutrita e curata con interventi di tipo medico. A differenza degli altri organi (reni, fegato, cuore), deve essere trattata dall’interno, mediante una nutrizione adeguata ricca di minerali, vitamine ed acqua, ma nello stesso tempo può anche essere curata sia dall’interno che dall’esterno attraverso percorsi di medicina estetica.

Il Dott. Luca Spaziante, Specialista in chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, ci illustra come si può intervenire sugli inestetismi estetici che tolgono luminosità e tono alla pelle, nel rispetto assoluto delle proporzioni e con un’estrema attenzione a non perderne l’aspetto naturale.

Pubblicato su iltorinese.it | martedì 9 gennaio 2018 – su targatocn.it e torinoggi.it | mercoledì 10 gennaio 2018

“Per risolvere gli inestetismi della parte alta del volto è necessario impiegare la tossina botulinica – spiega il Dott. Spaziante – perché è l’unico trattamento che permette di alleggerire quelle piccole rughe presenti sulla fronte e intorno agli occhi (“zampe di gallina”).

Con questo tipo di approccio in una sola seduta si riesce ad ottenere un miglioramento immediato che durerà fino a circa 6 mesi.

Stessi effetti duraturi si hanno con l’impiego dei filler a base di acido ialuronico, una molecola del tessuto connettivo che il nostro stesso organismo produce e che è totalmente riassorbibile.

“I filler servono a riempire i solchi del volto – spiega il Dott. Spaziante – e a ripristinarne i volumi bilanciandone le proporzioni”. Anche in questo caso basterà un’unica seduta da ripetere ogni sei mesi circa.

Altra tecnica che garantisce buoni risultati è la biorivitalizzazione, che leviga le piccole rughe superficiali del volto nell’area delle guance e intorno alla bocca. Il ciclo completo comprende 6 sedute ogni 7-14 giorni, da ripetere ogni 6-12 mesi.

Il Dott. Spaziante impiega anche la tecnologia laser, utile per la rimozione di capillari, per le macchie della pelle e per un ringiovanimento generale del volto. In questo caso il numero di sedute varia in base al tipo di inestetismo da trattare.

Sfruttando le proprietà delle cellule staminali è invece possibile sottoporsi a un trattamento con “PRP”, (Platlet Rich Plasma), una sorta di siero naturale che noi stessi produciamo naturalmente.

L’utilizzo del plasma arricchito di piastrine è una tecnica scientifica utilizzata già da molti anni in chirurgia plastica, nella cura, ad esempio, delle ustioni e su quei pazienti con ferite che hanno serie difficoltà di guarigione con tecniche convenzionali.

I fattori di crescita racchiusi nelle piastrine sono capaci di stimolare diversi meccanismi cellulari richiamando e attivando le cellule staminali con l’obiettivo di migliorare lo stato della cute e di tutti gli annessi cutanei della zona trattata. I fattori di crescita possono essere iniettati (attraverso microiniezioni) nel volto, per favorirne il ringiovanimento o in caso di acne, o anche a livello dei capelli per contrastarne la caduta.

Altro trattamento che spesso viene richiesto al Dott. Spaziante è il peeling, ovvero l’esfoliazione e la rimozione degli strati superficiali della cute del volto attraverso alcuni acidi specifici opportunamente dosati e applicati. Questo tipo di intervento si dimostra molto efficace soprattutto nel miglioramento dell’acne e degli esiti di acne o semplicemente per rendere la cute più compatta e luminosa prevenendo i segni del tempo.

“La scelta del trattamento più indicato – conclude il Dott. Spaziante – deve essere sempre concordata con il paziente dopo un’accurata visita, per definire insieme un programma personalizzato”. Solo così si potrà arrivare ad una ritrovata freschezza del volto senza un’alterazione delle sue caratteristiche naturali perché comunque “La pelle con le sue caratteristiche di colore, odore, rugosità, con gli elementi suoi propri, permette di evidenziare una individualità unica ed irripetibile: ogni individuo possiede la sua pelle personale” (Didier Anzieu, psicoanalista francese).

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Chirurgia Plastica Post-Bariatrica: un’ alleata contro l’obesità

Chirurgia Plastica Post-Bariatrica: un’ alleata contro l’obesità

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“Grasso è bello”…si sentiva ripetere nello scorso ventennio, creando un alibi a tutti coloro che non trovavano la forza per il sacrificio e che preferivano abbandonarsi al piacere della buona tavola.

Marylin Monroe diceva: “A tutte voi ragazze che pensate di essere grasse perché non siete una taglia zero. Siate belle, è la società che è brutta“, ma lei intendeva donne in carne e non donne obese…un po’ come lei d’altronde, affascinante femmina dall’aspetto esaltante e conturbante.

L’obesità purtroppo è tutt’altro…

Il grande Francesco De Gregori compose una fantastica fiaba in musica, “La donna cannone”, che diceva: “E non avrò paura se non sarò bella come dici tu, ma voleremo in cielo in carne ed ossa non torneremo più…“. Ovviamente quest’ultima è una metafora che ci sussurra il dovere di doversi accettare per come siamo, senza alterare troppo la nostra natura, se pur non definita eccellentemente come vorremmo.

Giusto! Ma solo quando il problema si dimostra lieve e non causa di una condizione che va davvero a mettere a rischio la nostra salute e addirittura la nostra vita.

L’incidenza del sovrappeso e dell’obesità, anche infantile, è cresciuta con un andamento esponenziale rispetto a qualche anno fa, portando il fenomeno ad essere definito una sorta di epidemia. Il sovrappeso è una concausa di innumerevoli disturbi che possono cominciare a verificarsi già nell’infanzia e nell’adolescenza: diabete di tipo 2, coronaropatie e ictus, sindrome metabolica, apnee del sonno, fegato grasso e complicazioni in gravidanza. Studi recenti internazionali confermano purtroppo questa realtà a livello mondiale anche se l’Italia fortunatamente un po’ si esime da questi dati, forse per merito della dieta mediterranea. Diviene altresì importantissimo non dormire su questo fenomeno così dilagante, imponendoci di seguire uno stile di vita sano e cercando il più possibile di ovviare a questo problema in modo immediato e mirato.

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Esistono diversi strumenti per renderci consapevoli del nostro stato di salute e del nostro stato ponderale. Possiamo per esempio misurare il nostro girovita, oltre a controllare il nostro peso: questo tipo di verifica certo non ci da la massima certezza del nostro stato di salute, ma sicuramente ci indica se abbiamo grasso in eccesso sull’addome e questo rappresenta un dato importantissimo, perché il grasso accumulato in questa parte del corpo potrebbe far aumentare il rischio di malattia molto più del grasso presente nelle altre parti del nostro corpo. Le donne che avranno un girovita maggiore di 88 cm e gli uomini con girovita maggiore di 102 cm, correranno sicuramente maggiori rischi di soffrire di disturbi legati all’obesità.

E’ giusto quindi lottare contro questo orribile fenomeno, senza confondersi con le persone che condannano l’obesità attraverso le umiliazioni più bieche, affrontando il problema con serenità e metodo. Il primo passo da fare è quello di dare spazio ad una giusta informazione, utilizzando fonti attendibili. Il tema primario è sicuramente quello della sana alimentazione e della dieta bilanciata, di quell’abbandono delle abitudini errate che mette a dura prova le persone obese, per la difficoltà di eliminare nell’immediato tutto ciò che risulta dannoso al proprio organismo, soprattutto il cibo spazzatura in cui spesso si ricerca un conforto e un sostegno per combattere lo stress, la depressione e la mancanza di affetto.

Pubblicato su iltorinese.it | mercoledì 04 dicembre 2017 – su targatocn.it e torinoggi.it | venerdì 22 dicembre 2017

Spesso nel percorso si possono avere risvolti psicologici importanti perché la difficoltà nell’accedere a quella sana rettitudine per assumere un’alimentazione adeguata può far sentire deboli e fragili.

Oltre a non sentirsi belli e attraenti per come si è fisicamente, si rischia di cadere ancor più nel baratro per non sentirsi all’altezza di combattere, per non riuscire a dimostrare a sé stessi di avere il carattere e la tenacia capaci di farci uscire dal tunnel.Il percorso terapeutico per combattere l’obesità si costruisce tramite diverse fasi e attraverso approcci integrati: una perdita di peso così marcata richiede l’utilizzo delle diete più efficaci , ma anche del movimento corporeo costante e mirato, delle tecniche chirurgiche più avanzate, del sostegno psicologico. E una volta raggiunto l’obbiettivo relativo alla perdita del peso cosa succederà? Si presenterà un nuovo problema da affrontare: la pelle del paziente perderà il suo tono e diverrà cadente , apparendo non solo antiestetica, ma trasformandosi anche in un vero e proprio ostacolo per la mobilità del paziente.

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La Chirurgia Plastica Post-Bariatrica – spiega il Dott. Luca Spaziante (Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttica ed Estetica, nella foto sopra) – ha fatto passi da gigante a riguardo ed è proprio in questa fase che potrà entrare in scena per poter favorire il rimodellamento della figura corporea (body contouring o body reshaping).

La fase del rimodellamento corporeo – aggiunge il Chirurgo – non si potrà ottenere tramite un solo intervento chirurgico, ma è assolutamente doveroso attenersi ad una sequenza definita di procedure. I diversi interventi chirurgici avranno l’obiettivo di rimodellare e riequilibrare le diverse aree corporee interessate (addome, arti superiori e inferiori, mammelle) al fine di ripristinare le corrette proporzioni. Come sottolinea il Dott. Spaziante gli interventi che il paziente potrebbe dover affrontare durante questo percorso sono l’addominoplastica, la liposuzione, la brachioplastica, il lifting delle cosce, la mastopessi con autoprotesi.

La Chirurgia Plastica Post-Bariatrica – aggiunge il Dott. Spaziante – non è Chirurgia Estetica ma Chirurgia Plastica Ricostruttiva con finalità estetica. Ogni paziente deve essere valutato singolarmente ed attentamente per definire l’iter terapeutico più appropriato. Questa chirurgia è gravata da numerose complicanze legate alla patologia di base e pertanto va affrontata con molta preparazione e con un approccio multidisciplinare. Il sostegno psicologico del paziente è fondamentale per portare avanti un percorso impegnativo e difficile, ma che darà risultati davvero sorprendenti.

Questo lungo percorso verso il miglioramento di sè stessi – spiega il Dott. Spaziante – necessita della massima professionalità del Chirurgo Plastico, che con il suo team possa svolgere un lavoro multidisciplinare di eccellenza che farà ritrovare la serenità e la salute al proprio paziente, con un notevole miglioramento della sua qualità di vita.

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Mastoplastica additiva: come superare la paura di migliorarsi

Mastoplastica additiva: come superare la paura di migliorarsi

Mastoplastica additiva: come superare la paura di migliorarsi

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Marylin Monroe, un’icona di bellezza in tutto il mondo, disse : “sono egoista, impaziente e insicura“. Anche lei, simbolo di femminilità, la più amabile e accattivante, faceva degli errori, andava fuori controllo e diveniva persino difficile da gestire per se stessa. Nonostante ciò fu una grande donna, votata dal pubblico americano come la numero uno.

Se sappiamo gestire la nostra parte peggiore, allora riusciremo anche a far emergere quella migliore accettando la possibilità di cambiare qualcosa di noi o della nostra vita, senza alterare noi stessi né la nostra identità in modo da farci comunque riconoscere da chi sa davvero apprezzarci. Sono molte le donne che desiderano migliorare il proprio seno, spesso per superare, nei casi più complessi, un difficile rapporto con l’altro sesso. Ma Giulia Roberts si chiede: “perché gli uomini sono perennemente fissati nel notare il nudo, in particolare il seno, perché hanno questo grande interesse? Seriamente, chiediamocelo, è solo un seno. Al mondo almeno una persona su due ne ha.” Il seno è una parte molto importante del corpo femminile spiega il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica: le sue caratteristiche non sono solo finalizzate all’attrazione sessuale, ma servono anche a compensare esigenze funzionali come ad esempio l’allattamento dei neonati. Vero è che la tentazione primaria è quella di abbellire il proprio seno, rassodandolo, ingrandendolo o riducendolo, ma fondamentale è non perdere di vista anche la sua struttura e la sua anatomia – aggiunge il Dott. Spaziante – cercando, prima ancora di modificarlo, di capire esattamente come sia possibile intervenire. Una volta appurata la sua integrità funzionale e ciò che in esso vorremmo variare, potremo allora permetterci di valutare un miglioramento dello stesso.

Pubblicato su iltorinese.it – Quotidiano online di Informazione Società Cultura | mercoledì 01 novembre 2017

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Ogni caso è unico e richiede un approccio molto delicato per il chirurgo che opererà. Per questo motivo la scelta dovrà essere assolutamente mirata nei confronti del professionista che da un lato interverrà chirurgicamente e dall’altro dovrà offrire un importante supporto psicologico alla sua paziente. Non sappiamo chi abbia inventato i reggiseni, ma sicuramente chi ha ideato ciò aveva una gran cultura in materia per farlo diventare negli anni un oggetto addirittura capace di camuffare le misure e le forme di un seno vero. Se parliamo però di ricostruzione o rimodellamento del seno – sottolinea il Dott. Spaziante – la protagonista diviene la protesi mammaria e la scelta di quest’ultima dipende innanzitutto dalla disponibilità ad ascoltare il professionista che ci supporta, senza farci troppo cogliere dalla paura di avere una protesi che ci faccia venire un seno troppo grosso o troppo piccolo. L’eccesso non è mai bello e il concetto di naturalezza deve raggiungere un perfetto equilibrio con l’armonia del corpo che andrà a migliorare. Avvaliamoci quindi di procedure altamente qualitative e attentamente valutate, non certo frutto di sottocosti assurdi, come purtroppo oggi sempre più spesso accade. Come spiega il Dott. Spaziante il chirurgo, preparato e specializzato, sarà lui stesso a scegliere la miglior protesi per la sua paziente, in quanto non esiste la protesi migliore, ma la migliore per il singolo caso.

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L’intervento di chirurgia estetica più richiesto per l’aumento del volume mammario – aggiunge il Dott. Spaziante – è la mastoplastica additiva.Questo intervento consente di modificare le dimensioni e/o la forma di un seno troppo piccolo correggendo un’eventuale asimmetria. Il volume non può essere tutto per la buona riuscita di questo intervento chirurgico ed il risultato finale deve essere innanzitutto quello di un seno naturale; si deve porre molta attenzione alla forma che assumerà la mammella e che condizionerà non poco il risultato estetico. Le mammelle devono essere morbide al tatto e il risultato deve essere duraturo nel tempo. Proprio per questo occorre affidarsi ad uno specialista in chirurgia plastica in grado di trovare la soluzione ottimale e capace di rispondere al meglio a queste esigenze. L’intervento viene generalmente eseguito in Day-Hospital o con una notte di degenza, preferibilmente in anestesia generale. La paziente – conclude il Dott. Spaziante – potrà riprendere le sue attività dopo 3-4 giorni senza sforzi; nel post-operatorio non verranno applicate fastidiose fasciature dopo l’intervento, ma solo un reggiseno contenitivo e dopo circa 1 mese la paziente potrà riprendere la regolare attività fisica. La nostra mente, le nostre paure, le nostre emozioni e le nostre aspettative possono alle volte condizionare le nostre decisioni. Voler migliorare il proprio corpo, se fatto con intelligenza e naturalezza, può divenire un tramite perfetto anche per dimostrare di volersi bene e per procedere nell’evoluzione della propria personalità. Il mondo della chirurgia estetica è un luogo nel quale ci si può incamminare con sicurezza soltanto se accompagnati da un professionista serio, preparato e attento alla naturalezza del risultato finale.

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Ringiovanimento dello sguardo: chirurgia estetica e arte

Ringiovanimento dello sguardo: chirurgia estetica e arte

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ll giudizio estetico risiede nella mente di ognuno di noi oltre che in quella di chi ci osserva. Raramente ci si scruta attentamente con se stessi nei propri occhi, ma questo esercizio vale tantissimo perché ci sussurra la verità e l’aspetto che ci appartiene, che in qualche modo vorremmo variasse senza però alterare la nostra essenza.

Amedeo Modigliani diceva: “Quando conoscerò la tua anima, dipingerò i tuoi occhi”.

Anche a questo si ispira il Dott. Luca Spaziante, identificando nell’arte quel senso di armonia estetica, fortemente tramandatogli dal suo maestro, l’illustre Prof. Stefano Bruschi, Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica di Torino.

E’ proprio questo concetto di armonia che cerca di trasmettere ai suoi pazienti; egli si sofferma a parlare attentamente con ognuno di loro, condividendo sfaccettature psicologiche, intenzioni e desideri.

Il Dott. Spaziante non punta a modificare lo sguardo dei suoi pazienti, ma a rivisitarlo e rinfrescarlo in modo del tutto naturale. Il concetto degli occhi nell’arte, diviene quindi una vera e propria ispirazione, quella che trasmette di gran lunga la filosofia e la riuscita eccellente del suo operato.

Il giudizio estetico risiede nella mente di ognuno di noi oltre che in quella di chi ci osserva. Raramente ci si scruta attentamente con se stessi nei propri occhi, ma questo esercizio vale tantissimo perché ci sussurra la verità e l’aspetto che ci appartiene, che in qualche modo vorremmo variasse senza però alterare la nostra essenza .

Ognuno di noi dovrebbe quindi possedere uno specchio magico, capace di non farci paura; senza il timore di guardarci negli occhi dovremmo essere capaci di ammettere che ringiovanire uno sguardo rappresenta una carezza al proprio viso senza nessuno stravolgimento.

Gli occhi sono i protagonisti importantissimi di noi stessi, perché rispecchiano la nostra essenza e non solo. Come diceva William Shakespeare: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima”.

Come insegnatogli dal Prof. Bruschi, chirurgo molto esperto e attento alla naturalezza del risultato finale, la palpebra superiore per essere “bella” deve essere piena e allungata, imitando il trucco degli antichi Egizi.

Proprio come nell’antico Egitto per Cleopatra la cosmesi dedicata agli occhi fu cosa essenziale, per esaltare l’importanza della sua anima e del suo involucro anche oggi, ovviamente in epoca totalmente diversa, le donne fanno largo impiego di make-up sugli occhi, cercando di valorizzare alcune peculiari caratteristiche…ma a volte tutto questo non basta!

Pubblicato su iltorinese.it – targatocn.it – torinoggi.it – 247.libero.it | lunedì 9 ottobre 2017

La moderna Chirurgia e Medicina Estetica permettono oggigiorno – spiega il Dott. Spaziante – di correggere inestetismi congeniti o acquisiti a livello della zona perioculare; il fine ovviamente deve essere quello di donare luminosità ed armonia allo sguardo che purtroppo col passare degli anni e non solo viene disturbato e modificato a causa di svariati inestetismi.

Essendo gli occhi una parte estremamente delicata, sia dal punto di vista anatomico che funzionale, solo un chirurgo davvero esperto e abile potrà intervenire con grande maestria e precisione, ottenendo quindi risultati eccellenti e naturali, ridonando freschezza allo sguardo senza stravolgerlo.

L’unità estetica del terzo superiore del volto, insieme a fronte e zigomi, ha per protagonisti gli occhi che definiscono il contenuto emozionale dell’individuo e persino la sua gradevolezza agli altri: spesso si ricorda una persona per l’intensità empatica del suo sguardo, spesso il sorriso più bello è sostenuto non solo dalla bocca ma dalla sinergia di occhi luminosi, liberi da ombre.

La zona occhi – sottolinea il Dott. Spaziante – è una tra le prime a pagare il prezzo del trascorrere del tempo per diversi motivi oltre a quello genetico: abitudini di vita (poco sonno, alimentazione povera di vitamine ed antiradicali liberi, fumo ecc.), esposizione eccessiva e non protetta ai raggi solari, ecc.

Tutto questo ci spiega il perché la regione perioculare, cosi’ attiva in multiple funzioni della vita quotidiana, sia portata a produrre precocemente un rilassamento cutaneo da usura, presentando rughe più o meno sottili secondo l’età chiamate comunemente “rughe perioculari” o “zampe di gallina”.

Accanto a queste rughe posizionate lateralmente agli occhi può verificarsi, magari in un secondo tempo, un rilasciamento con conseguente discesa (ptosi) delle palpebre: ne consegue uno sguardo più spento e meno espressivo, con occhi più piccoli e con queste inestetiche “tendine eccedenti di pelle” che rubano luce allo sguardo.

Infine si può anche riscontrare la presenza di “borse adipose” (antiestetici accumuli di grasso che il muscolo orbicolare non riesce più a contenere) a livello della palpebra superiore e/o della regione inferiore dell’occhio che non potranno mai regredire senza ricorrere ad un intervento correttivo.

Non tutti gli occhi invecchiano in modo uguale e dunque presenteranno criticità specifiche da valutare caso per caso; vi sono infatti diversi livelli di problematica estetica degli occhi secondo l’età, il tipo di cute e le abitudini di vita.

Dal punto di vista chirurgico – aggiunge il Dott. Spaziante – , qualora la situazione lo richieda, l’intervento più vantaggioso per rinfrescare lo sguardo è la blefaroplastica, uno dei trattamenti più richiesti e praticati in chirurgia estetica che riscontra un’altissima gratificazione del paziente una volta eseguito.

Questo intervento, come suggeritogli tante volte dal suo maestro, richiede grande senso estetico, esperienza dell’operatore e soprattutto precisione nella quantità di cute da asportare per ringiovanire lo sguardo senza stravolgerlo.

Spesso però la responsabile dell’invecchiamento dello sguardo non è la semplice eccedenza di cute a livello della palpebra superiore, ma la vera e propria perdita di volume del grasso nella regione perioculare; in questo caso il grasso può diventare il miglior alleato per avere uno sguardo giovane e fresco ed essere un ottimo sostituto dei fillers.

Negli ultimi anni infatti si è diffuso molto – spiega il Dott. Spaziante – l’intervento di lipofilling anche a livello di quest’area.

L’intervento prevede l’estrazione del tessuto adiposo da un’altra regione corporea con sottilissime cannule; questo tessuto prelevato sarà poi trattato delicatamente per estrarre le cellule adipose e le cellule staminali (favorenti la rigenerazione dei tessuti) che verranno reiniettate a livello delle regioni palpebrali.

È una procedura delicatissima, che deve essere fatta da mani molto esperte.

Per quanto riguarda invece la medicina estetica – aggiunge il Dott. Spaziante – la tossina botulinica, se eseguita correttamente, rappresenta sicuramente la nostra migliore alleata per ridonare freschezza a livello di quest’area.

Non sono da escludere tutti gli altri trattamenti medico-estetici come fillers, peeling e biorivitalizzazione che possono aiutarci a migliorare questa zona in modo naturale anche e soprattutto in sinergia con gli interventi chirurgici.

La cosa importante – conclude il Dott. Spaziante – è sempre però eseguire un’accurata visita preliminare, durante la quale formulare una corretta diagnosi e valutare, insieme al paziente, il trattamento più indicato per il raggiungimento dell’ottimale estetico.

 

  

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Adiposità localizzata: come combatterla

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“Imprigionato in ogni obeso c’è un magro che fa segnali disperati implorando di essere liberato”, scriveva lo scrittore e critico letterario britannico Cyril Connolly, ne “La tomba inquieta”.

La motivazione a perdere peso e a migliorare la forma del proprio corpo è sostenuta per lo più da una motivazione estetica, soprattutto nelle donne, più che dalla reale preoccupazione per la propria salute, ma il desiderio di intervento avviene anche per le fortissime limitazioni nella vita quotidiana che gli accumuli adiposi, specialmente riguardanti zone specifiche del corpo, possono comportare. Esiste una stretta associazione tra l’eccesso di peso (specialmente quando associato ad accumuli adiposi localizzati che tolgono armonia alla figura) e l’insoddisfazione della propria immagine corporea: le persone che ne sono affette sono spinte verso continue lotte interne sia con sè stesse, per la non accettazione del proprio corpo, sia con il mondo circostante, per il desiderio di guadagnarsi la stima e il riconoscimento altrui.

La donna di oggi è tanto lontana dalle donne di Rubens che si scoprivano senza vergognarsi delle proprie rotondità, rappresentando i canoni di bellezza propri del Seicento. Nei dipinti di Rubens l’approccio al corpo femminile non cambia sia che si tratti di iconografia storica, allegorica o temi religiosi: sono sempre donne rappresentate con le rotondità e i difetti che a quei tempi le rendevano uniche. Donne che con le loro rotondità ricordano l’accoglienza materna e la sicurezza del rifugio. Donne molto più vicine alle forme di Marilyn Monroe, Sofia Loren e Rita Hayworth piuttosto che alle star contemporanee, sempre attente ad indossare una taglia sotto la 40. Le donne del 2000 così non si piacciono perché nei Paesi occidentali soprattutto, il mito sociale della magrezza e della perfezione fisica oggi è predominante: nell’immaginario comune la si associa a idee di giovinezza, bellezza, sex appeal, migliore capacità lavorativa e successo, ancora prima che alla salute.

Pubblicato su iltorinese.it | lunedì 13 agosto 2018 – su targatocn.it e torinoggi.it | lunedì 6 agosto 2018

L’adipe localizzato, ci spiega il Dott. Luca Spaziante, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, è tipico di persone con una percentuale media o elevata di grasso corporeo, ma è frequente anche nei soggetti più magri. In questi casi una parte del grasso corporeo si concentra in specifiche regioni che diventano il serbatoio preferenziale di accumulo dei lipidi in eccesso.
Esiste una predisposizione genetica e una suscettibilità a disturbi circolatori – aggiunge il Dott. Spaziante – che sono fortemente implicati nella distribuzione del grasso corporeo, ma l’adiposità localizzata è influenzata anche dai livelli plasmatici di diversi ormoni. Modificazioni fisiologiche importanti come un calo degli estrogeni nelle femmine e del testosterone nei maschi, associate ad un’aumentata resistenza all’insulina, tendono a favorire l’accumulo di grasso in determinate zone corporee. Per esempio, un basso livello di testosterone associato ad un elevato livello di cortisolo tende a favorire l’adiposità addominale. Alti livelli di estrogeni, invece, si associano ad un aumento delle pliche tricipitali, delle cosce e dei glutei.

Come sottolinea il Dott. Spaziante, per ovviare a questi inestetismi nei casi in cui le adiposità localizzate persistano nonostante l’adozione scrupolosa di uno stile di vita adeguato, si può intervenire con la chirurgia plastica.

L’addominoplastica e la miniaddominoplastica (adatta nel caso in cui l’eccesso adipo-cutaneo non sia estremamente eccessivo) consistono nella rimozione dell’eccesso di cute e di grasso dalla parte superiore e inferiore dell’addome migliorando l’aspetto di un addome rilassato e/o prominente. E’ un tipo di intervento verso il quale mostrano molto interesse gli uomini, le donne che hanno avuto una gravidanza e quei pazienti che a causa di un’età non più giovane hanno difficoltà di dimagrimento.

L’addominoplastica si esegue in anestesia generale, cioè a paziente completamente addormentato ed ha una durata di circa 3 ore. Generalmente sono necessarie due incisioni: una nella porzione bassa dell’addome appena sopra la linea dei peli del pube che si prolunga lateralmente; la seconda è di forma circolare intorno all’ombelico, verrà effettuata solo se sarà necessario riposizionarlo più in alto per conferire un aspetto naturale.

Durante l’intervento la cute ed il tessuto adiposo sottocutaneo sono scollati e sollevati dai piani sottostanti, se necessario si accostano i muscoli retti dell’addome, quindi viene asportato l’eccesso di cute e di grasso. Due piccoli tubi di drenaggio morbidi vengono inseriti in prossimità della ferita al fine di raccogliere il sangue ed il siero che eventualmente potrebbe accumularsi. Tali drenaggi vengono rimossi senza dolore alle prime medicazioni. Infine viene applicata una medicazione compressiva.

Dopo l’intervento i pazienti dovranno rimanere a riposo per almeno 48 ore. Il dolore è generalmente minimo e controllabile con i comuni farmaci analgesici.

La medicazione compressiva applicata alla fine dell’intervento verrà rimossa dopo 24 – 48 ore e sostituita da una guaina elastica con apertura anteriore che il paziente avrà acquistato in precedenza.

Una sensazione di costrizione nella parte più bassa dell’addome sarà presente dopo l’intervento e potrà costringere a posizioni obbligate. Ciò si verifica per un tempo abbastanza breve e generalmente scompare dopo 7-10 giorni. I punti di sutura, qualora fossero esterni, vengono rimossi dopo 7-10 giorni.

E’ consigliabile riposare quanto più è possibile a letto per la prima settimana senza decubitare sull’addome per le prime due settimane.

L’attività fisica andrà ripresa gradualmente solo dalla settimana successiva l’intervento.

Dopo l’intervento è sempre presente una perdita di sensibilità cutanea nella parte inferiore dell’addome che è generalmente temporanea e che scompare dopo alcuni mesi.

 

La liposcultura (lipoaspirazione o liposuzione) è uno degli interventi principali nella chirurgia del rimodellamento corporeo: consiste nell’aspirare il grasso sottocutaneo in eccesso con l’utilizzo di microcannule. La liposuzione è un intervento particolarmente indicato in persone di peso relativamente normale e con una cute che permetta questo trattamento, infatti, le pelli poco elastiche e rilassate non rappresentano un buon punto di partenza. Questo difetto non è soltanto legato all’età avanzata, ma si trova anche in pazienti giovani che siano andate incontro a gravidanze e/o a dimagramenti importanti, che abbiano assunto anticoncezionali per lunghi periodi, che siano forti fumatrici.

Le aree in cui può essere praticata la Liposcultura sono le guance, il collo, le braccia, il torace (per esempio nella pseudo-ginecomastia negli uomini), l’addome e i fianchi, le cosce (interno ed esterno), i polpacci e le caviglie.

L’intervento può essere eseguito in regime di Day-Hospital o con un ricovero che non supera, generalmente, le 24 ore, con anestesia locale, spinale/epidurale o, in alcuni casi, generale. La liposuzione ha come obiettivo l’aspirazione, cioè la sottrazione del grasso, mediante l’azione di una cannula collegata ad un apparecchio aspirante o attraverso una speciale siringa o microcannula introdotta attraverso una piccola incisione della cute (circa 2-3 mm).

Nel postoperatorio  possono essere presenti ecchimosi (lividi) per 1-2 settimane ed è consigliabile indossare in maniera continuativa una guaina compressiva per almeno 30 giorni. L’esposizione al sole è consentita solo dopo qualche mese mentre può essere utile un ciclo di massaggi a distanza di 15 giorni e la ripresa dell’attività fisica appena possibile.

 

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